di Giorgio Maghini
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martedì 30 aprile 2013

Minimo semiotico / 46 – Trauma


(pubblicato su FB il 17.04.2013)

Marco Mancini (Presidente dei Rettori italiani, mica un fesso come il vostro affezionato che sta scrivendo) sostiene, in un’intervista di oggi, che l’entrata all’Università è, per gli studenti, un evento “traumatico”.

Mancini, che è un linguista, conosce perfettamente il pensiero di John Austin, e sa quindi che - quando parliamo – non ci limitiamo a descrivere il mondo, ma lo stiamo in realtà costruendo. Se, ad esempio, dico: “La mia amica Isabella è tanto carina quanto stupida”, non sto esponendo una valutazione ma sto distruggendo un’amicizia, cioè cambiando il mondo in cui abito. (Lo stesso vale per frasi come “Moggi è un grande uomo di calcio”, “Gli stranieri ci rubano il lavoro e le donne”, “Non pago le tasse perché sono troppo alte”).

Se io dico che, per un diciannovenne, entrare all’Università è traumatico, non sto esprimendo un’opinione. Sto “costruendo” i diciannovenni del futuro.

Allora avrei una semplice domanda per Mancini: se per un ragazzo di 19 anni (età in cui si DEVE voler spaccare il mondo) l’entrata all’Università è “traumatica”, cosa sarà di questi ragazzi quando saranno lasciati dal partner, non troveranno lavoro, verranno traditi o si scopriranno malati? Lasciamo il termine “trauma” alle cose serie…

Se c’è qualche ragazzo di 19 anni che legge: l’entrata all’Università deve essere traumatica per i professori, non per voi. Se ne incontrerete qualcuno che non metterà nell'insegnamento lacrime (sue) e sangue (suo), non dategli tregua: mettetelo sulla graticola e non passategliene una. Se poi lo vedrete arrabbiato, abbiate pazienza: è a causa del trauma.

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Giorgio