Minimo semiotico / 4 – Scusate la franchezza
Ho consultato il sito dell’Ansa, quello di Televideo, le home page di Repubblica, Stampa, Unità, Corriere della Sera, Il Giorno, Il Giornale, Libero poi – scusate la franchezza – mi sono proprio rotto e ho smesso di confrontare gli articoli perché in tutti la notizia importante sembrava essere il fatto che Martini avrebbe “rifiutato l’accanimento terapeutico”.
La sua straordinaria presenza di uomo, sacerdote, pastore e
intellettuale, il suo impegno per il dialogo interculturale e interreligioso,
il suo ruolo al Concilio Vaticano II, i suoi meriti di maestro per tanti
giovani, l’aver condotto per 22 anni la diocesi di Milano… tutto questo, per le prime pagine dei nostri
giornali passa in secondo piano rispetto al fatto che “ha rifiutato
l’accanimento terapeutico”.
Spero almeno che, dietro quelle prime pagine emotivoidi e
superficiali, qualche giornalista che ancora ama documentarsi trovi il tempo di
scrivere che è dottrina ordinaria della Chiesa rifiutare l’accanimento
terapeutico (dare un’occhiata, magari, alla “Evangelium Vitae”, del 1990, o al
Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 2278) e che quindi Martini, come
sempre ha fatto nella sua vita, ha cercato di vivere anche nel momento
dell’addio a questa terra la fedeltà alla Chiesa e al suo Magistero.
Quanto a me, stasera andrò in studio a sfiorare con le dita
i due scaffali della mia libreria che contengono i suoi libri (non tutti i suoi
libri; anzi solo pochi, perché raramente ho visto uno scrittore tanto prolifico
e con una ispirazione sempre tanto ricca).
Pur non avendolo mai incontrato di persona, l’ho tanto
amato, e lui mi ha insegnato a essere cristiano innamorato del mondo, e a
trovare nella cultura una strada per andare, di buon passo, verso Dio assieme
agli uomini di ogni credo.



