Minimo semiotico / 3 – Batman,
uno di noi
Partiamo da un presupposto fondamentale: il giorno in cui la splendida
Anne Hathaway sentirà il bisogno di uscire a cena con un pedagogista di elegante
conversazione, mi può trovare su Facebook.
Ciò premesso, la notizia è che oggi esce in Italia il nuovo Batman, nel quale la Hathaway interpreta la migliore Catwoman di sempre.
Per gli appassionati, “Il cavaliere oscuro – Il ritorno” è il terzo capitolo
del Batman di Christopher Nolan, il regista che, in assoluto, ha saputo
interpretare meglio il carattere tragico che Frank Miller ha dato alla saga
dalla metà degli anni ’80.
Ma anche per chi non è interessato in modo particolare al suo mondo, il
Giustiziere di Gotham City offre spunti di riflessione: Batman, infatti, è
indiscutibilmente una delle “icone globali” del nostro tempo.
Cos’è un’icona? In termini tecnici è un segno in cui il significato e
il significante sono legati da un nesso così stretto ed evidente da essere
immediatamente comprensibile a tutti: gli omini e le donnine stilizzate sulle
porte delle toilettes, ad esempio, o
le frecce che indicano le direzioni, o – quando c’erano – le cornette telefoniche disegnate all’interno di un cerchio
e che stavano a indicavare un telefono a gettoni.
Cos’è, invece, un’icona globale? È un oggetto o una persona che, in un
dato momento storico, parla a tutti gli uomini del mondo. Sono o sono stati
“icone globali” Maradona e Messi, le Spice Girls, Darth Vader, Nelson Mandela,
Gandhi, la Monna Lisa, lo 007 di Sean Connery e la Ferrari.
Batman è un’icona globale perché ognuno di noi ha provato l’ingiustizia
sulla sua pelle, ha dovuto ribellarsi con la sola forza della volontà e della
determinazione, e ha trovato il sorriso di una donna (non necessariamente
identica ad Anna Hathaway, ma in quel momento era altro ciò che contava) che lo
ha aiutato a continuare.
Tutto qua: la forza iconica di Batman sta nel fatto che ha sofferto
come ognuno di noi e, come ognuno di noi, ha trovato la forza di reagire. La
malinconia esistenziale di Batman, così come le sue vittorie dovute alla fermezza
e alla fedeltà a un ideale, sono le nostre e, ancor di più, sono il segno che
esiste qualcosa che ci unisce tutti – noi uomini – al di là di ogni possibile
differenza.
Ora chiedo scusa, ma vado a indossare il mio costume nero e a vigilare
nella notte…

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Giorgio