Avrei voluto iniziare a condividere queste considerazioni sul mondo della comunicazione (cioè sul mondo e basta: e scusate se manco di ambizione) in settembre, ma poi si incontrano personalità come il candidato al Senato degli U.S.A. Todd Akin e allora come si fa?
Todd Akin, wannabesenator del partito
Repubblicano ha affermato che “Quando lo stupro è legittimo, il corpo della
donna ha gli strumenti per tentare di bloccare la gravidanza” («If it’s a legitimate rape, the female body has
ways to try to shut that whole thing down», fonte: The Washington Post del
20.08.12).
Sono
andato a vedere il Merriam-Webster e credo di aver capito che Akin intendesse
dire qualcosa come “Se è stupro per davvero” ma “legitimate” ha anche gli
stessi significati dell’italiano “legittimo” e perciò quello che ha detto può
davvero suonare come “stupro legale”, “stupro a norma di legge”.
Premetto
che anch’io sono assolutamente contro l’aborto e anch’io penso (come ha detto
Akin in altra sede) che “ad essere punito debba essere lo stupratore e non il
feto” però, da studioso della comunicazione umana penso che:
- se
affianchi in una frase “stupro” e “legittimo”, hai già violato una mezza
dozzina di leggi della comunicazione;
- se
non ti accorgi di averlo fatto, non esiste che tu possa sedere al Senato di
qualsiasi nazione civile.
Per cui
(e l’ha detto persino quel cuore tenero di Mitt Romney) “So long, Todd!”.
Giorgio
Maghini

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