Per chi fosse interessato...
cliccando il link sottostante è possibile leggere il mio racconto di Natale 2012 "Favola della città di Tàras"
Giorgio Maghini
Favola della città di Tàras di Giorgio Maghini
di Giorgio Maghini
contact me at: https://www.facebook.com/giorgio.maghini
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martedì 25 dicembre 2012
Minimo semiotico / 34 - Buon Natale
Ora, io capisco
tutto: l’intenzione di non escludere nessuno, la globalizzazione e l’inevitabile
omogeneizzazione che questa comporta.
Qualcuno, però, mi
spiega cosa vorrebbe simboleggiare l’immagine che apre Google (il cosiddetto “Doodle”)
di oggi, 25 dicembre 2012?
C’è uno skyline di
pacchetti regalo con alcuni giochi, un trenino, un ponte di legno, un
orsacchiotto - e fin qui si può anche capire - poi c’è un presentatore di circo
con gli arti slogati che imita Godzilla e una strana luce dorato-nebbiosa che
avvolge tutto. Fine.
I simboli, lo
sappiamo bene, non finiscono mai di evolvere, di inglobare nuovi significati e
di disperderne di antichi. Occorre, però, fare attenzione: quando li si vuole piegare
alle ideologie (sia pure quella della globalizzazione) corriamo il rischio di
trovarci per le mani dei simboli che non rimandano a niente.
Di essere, cioè,
tragicamente poveri.
Buon Natale!
lunedì 24 dicembre 2012
Minimo semiotico / 33 - Timidi passi verso un paese normale
A inizio dicembre, il presidente Monti ha dichiarato che le dichiarazioni fatte dall'on. Alfano in Parlamento erano, di fatto, una sfiducia, e quindi si sarebbe dimesso.
Alfano, a commento della conferenza stampa del 23 dicembre di Monti, ha detto che dopo le sue parole "era preclusa ogni ipotesi di collaborazione" per un futuro governo.

Al di là delle valutazioni politiche, che sono disparate e personali, sarebbe sbagliato sottovalutare il fatto che il modo di esprimersi scelto dai due è piuttosto nuovo, almeno in Italia: frasi che si comprendono, che generano comportamenti chiari e che possono essere poi valutate nella loro verità (Monti si dimette, Alfano non collabora) o falsità (Monti ritira le dimissioni, Alfano finisce per collaborare).
Senza scomodare Popper, è intuitivo che, quando si comunica, non tutto può essere ridotto alla forma SE... ALLORA, ma quando ciò è possibile, bisogna farlo.
Per l'Italia, l'applicazione di questa norma alla comunicazione politica sarebbe un timido ma enorme passo avanti. Un passo avanti verso un paese normale.
Alfano, a commento della conferenza stampa del 23 dicembre di Monti, ha detto che dopo le sue parole "era preclusa ogni ipotesi di collaborazione" per un futuro governo.

Al di là delle valutazioni politiche, che sono disparate e personali, sarebbe sbagliato sottovalutare il fatto che il modo di esprimersi scelto dai due è piuttosto nuovo, almeno in Italia: frasi che si comprendono, che generano comportamenti chiari e che possono essere poi valutate nella loro verità (Monti si dimette, Alfano non collabora) o falsità (Monti ritira le dimissioni, Alfano finisce per collaborare).
Senza scomodare Popper, è intuitivo che, quando si comunica, non tutto può essere ridotto alla forma SE... ALLORA, ma quando ciò è possibile, bisogna farlo.
Per l'Italia, l'applicazione di questa norma alla comunicazione politica sarebbe un timido ma enorme passo avanti. Un passo avanti verso un paese normale.
giovedì 20 dicembre 2012
Minimo semiotico 32 – il dio della precisione
Su “Repubblica” di ieri, 19.12, quattro colonne per un articolo dal titolo “E’ l’ateismo la terza religione del mondo”. L’occhiello conferma, specificando che “Un uomo su sei nel mondo non crede più in Dio”.
Poi si va a leggere l’articolo, e si scopre che l’argomento “è un tantino più complesso” (cortese concessione, sia pure al diminutivo) e che, in realtà, quel miliardo di persone di cui si parla è semplicemente “unaffiliated”, cioè non si riconosce in alcuna chiesa, ma in merito all’esistenza o meno di Dio (che è ciò di cui si parla quando si parla di “ateismo”) ha le idee più disparate e variabili com’è normale che sia ed è, anche per noi che siamo “affiliated”.
Addirittura, tra gli americani (cito sempre l’articolo) il 68% di chi non si riconosce in alcuna chiesa dichiara però di avere “qualche forma di credenza religiosa”.
Ancora una volta, per fare un po’ di strillo, un quotidiano (e non “un quotidiano qualunque”, sia detto senza ironia) ricorre al vecchio trucchetto di sparare un titolo esorbitante per poi attenuarlo o – come nel caso in questione – smentirlo nel corpo dell’articolo, dando così (e non se ne sentiva il bisogno) un'altro contributo alla disinformazione e al pressapochismo che già infestano questo nostro benedetto paese.
I giornalisti dovrebbero avere un solo dio: la precisione.
Poi si va a leggere l’articolo, e si scopre che l’argomento “è un tantino più complesso” (cortese concessione, sia pure al diminutivo) e che, in realtà, quel miliardo di persone di cui si parla è semplicemente “unaffiliated”, cioè non si riconosce in alcuna chiesa, ma in merito all’esistenza o meno di Dio (che è ciò di cui si parla quando si parla di “ateismo”) ha le idee più disparate e variabili com’è normale che sia ed è, anche per noi che siamo “affiliated”.Addirittura, tra gli americani (cito sempre l’articolo) il 68% di chi non si riconosce in alcuna chiesa dichiara però di avere “qualche forma di credenza religiosa”.
Ancora una volta, per fare un po’ di strillo, un quotidiano (e non “un quotidiano qualunque”, sia detto senza ironia) ricorre al vecchio trucchetto di sparare un titolo esorbitante per poi attenuarlo o – come nel caso in questione – smentirlo nel corpo dell’articolo, dando così (e non se ne sentiva il bisogno) un'altro contributo alla disinformazione e al pressapochismo che già infestano questo nostro benedetto paese.
I giornalisti dovrebbero avere un solo dio: la precisione.
sabato 15 dicembre 2012
Minimo semiotico / 31 - “Il giardino di mia zia è pieno di fiori…”
Sempre
interessanti gli articoli di Enrico Franceschini che, da corrispondente da Londra
di “Repubblica”, osserva e racconta la globalizzazione.
L’articolo “Do
you speak Konglish”, di oggi 15.12, descrive la “creolizzazione”, cioè la
contaminazione profonda tra una lingua “dominante” e una “dominata”. Franceschini
annota che, ad esempio, in “Globish” (global english), “Zio”, invece di “uncle”
si dice “The brother of my father”, “il fratello di mio padre”.
È un
articolo molto interessante, ma che forse pecca un poco di quell’atteggiamento
(molto “da Repubblica”) “Adesso, povero provinciale, ti faccio vedere io come
va il mondo…”.
In realtà,
la “creolizzazione” è un fenomeno noto da decenni ai linguisti, (per quanto indubbiamente
riportato alla ribalta e reso più veloce dalla globalizzazione) e, soprattutto,
per chi ha un po’ di memoria, il grande Alberto Sordi, questo fenomeno lo aveva
già descritto nel film “Guardia, guardia scelta brigadiere e maresciallo”, più
di cinquanta anni fa.
Basta dare
un’occhiata qui: http://www.youtube.com/watch?v=TH0nniK24Xksabato 8 dicembre 2012
Minimo semiotico 30 / il caratteraccio di Sansone
Non parla di “amore”, ma racconta gesti d’amore, non parla
di “paternità” e “maternità”, ma mostra uomini e donne che si comportano da padri
e madri, non parla di “senso dello Stato” ma ci presenta re saggi e coraggiosi,
e così via…
È un linguaggio intriso di vita, di terra, di sesso, di
scelte pagate in prima persona. Un linguaggio che si fa vita, perché la vita si
fa linguaggio.
Ora, a poche ore dall’annuncio della nuova tribolazione che
ci toccherà nei prossimi mesi a livello politico-istituzionale, propongo un
piccolo esercizio di pragmatica della comunicazione: ogni volta che un politico
userà troppi termini astratti nei suoi discorsi, mandatelo a quel paese nel
vostro cuore.
Sentiremo parlare di scelte fatte per “pressanti richieste
della base”, per “senso di responsabilità”, per “amore per il paese”, per “disagio
verso la controparte politica”… tutti termini irreali e incorporei che nascondono
la realtà invece di interpretarla.
Nella Bibbia, uno che avesse parlato di “senso di
responsabilità”, veniva Sansone in persona a pigliarlo a calci in culo.
La mancanza di rispetto verso il linguaggio non è altro che
il primo livello della mancanza di rispetto verso le persone. Ed è una forma di
violenza.
giovedì 6 dicembre 2012
Minimo semiotico / 29 – comunicare
Indiscutibilmente, noi ci nutriamo di simboli non meno che
di lipidi, protidi, glucidi.
È per questo che un panino incellofanato alla stazione ci si ferma sullo stomaco e lo stesso panino, comprato in panetteria, col suo profumo ci riporta all’infanzia.
L’infanzia è in sé stessa simbolo.
È per questo che un panino incellofanato alla stazione ci si ferma sullo stomaco e lo stesso panino, comprato in panetteria, col suo profumo ci riporta all’infanzia.
L’infanzia è in sé stessa simbolo.
Chi, ieri, ha ucciso nel cortile di una scuola, non ha solo
commesso un omicidio, ha anche inciso sulla nostra stessa capacità di
comunicare, cioè di essere uomini.
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