di Giorgio Maghini
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venerdì 22 marzo 2013

Minimo semiotico / 44 - Voglia di una canzone (non di spaghetti o trippa)

Mai capitato di avere una voglia insopprimibile di ascoltare musica?
E non musica in generale; no: proprio “quella” canzone o “quel” brano.

Voglia di Beatles: “Hey Jude”.
Voglia di Jimi Hendrix, “Hey Joe”
Di RHCP, “Hey oh”
Di Lumineers, “Ho hey”
(non so cosa mi evochi, oggi, la parola “Hey”, ma non è di questo che volevo ...parlare)

Quando abbiamo voglia di ascoltare “quel” brano, “proprio quel” brano, ciò che vogliamo davvero è “abitare un mondo”: gli anni ’70, ad esempio, o la Californicazione, o il mondo delle nostre radici…

Pensavo queste cose, nell’ultimo periodo, perché su YouTube la stragrande maggioranza dei video è ormai preceduta da uno spot pubblicitario, e succede allora che se, per fare un esempio, voglio ascoltare lo splendido “Spiritual” di John Coltrane devo, prima, passare attraverso la pubblicità di un profumo, accompagnata da musica Trip Hop.

Vale a dire che se voglio rivivere l’America sudata ma fremente di cambiamento degli anni ’50 e ’60 devo prima attraversare le atmosfere cupe e snervate del Bristol sound. Può anche essere affascinante, ma pensiamo se succedesse al ristorante: "Buon giorno, vorrei due spaghetti al sugo" "Come no?, ma prima un bel sandwich alla trippa ".

È l’estremizzazione della contaminazione, del cross-over, del meticciato.

In termini comunicativi, la contaminazione è un arricchimento: è novità di modi espressivi, codici, punti di vista.
Preoccupa un po’, invece, la casualità: il Trip Hop può venire sostituito senza preavviso da Castellina Pasi e, il giorno dopo, da Fausto Leali.
Può esistere una comunicazione senza logica interna?
Ecco un bel quesito per la semiologia.

Minimo semiotico / 43 - "Off-target" (traduzione del ferrarese "pissàr fòra")

(pubblicato su Facebook il 14.03.2013)

 Leggo "Repubblica" da quando avevo 15 anni (Scalfari l'aveva fondata solo due anni prima).
Il mio rapporto con quel giornale, di conseguenza, è ormai più simile a quello che si ha con un parente molto amato piuttosto che con un organo di informazione.

Ma in questi giorni che hanno preceduto il conclave, che brutta sens...azione di giornalismo "off-target": pressapochismo, approssimazioni, ideologia a buon prezzo, effettacci, connessioni infondate, battute scontate...

La scelta del nuovo Papa, secondo "Repubblica" avrebbe provato: che nulla era stato fatto contro gli episodi di pedofilia, che era in atto uno scontro di potere tutto italiano e curiale, che stavamo assistendo a una prova di forza tra Chiesa europea e resto del mondo, che la Chiesa cattolica non aveva capito la modernità, che la Cappella Sistina era esteticamente mediocre (almeno credo fosse, quest'ultima, la tesi di Piergiorgio "la-metto-a-posto-io-la-metafisica" Odifreddi).

Non una parola su un'umanità assetata di verità.
Non una parola sul mistero che la Chiesa (pur con tutte le sue gravi pecche, chi lo nega?) svela al mondo.
Non una parola su un popolo in attesa del suo pastore.

Ci si sarebbe attesi, da un grande giornale, una copertura di elevatezza culturale adeguata. Non c'è stata. Si è preferito battere la strada della battutina e della polemichina.
Peccato.

E' come con quei parenti molto amati, cui si perdona un po' tutto: "Oggi ha perso un po' di smalto. Ma un tempo... dovevi vederlo!"

Minimo semiotico / 42 - Non di solo pane

(pubblicato su Facebook l'11.03.2013 )

A volte può sembrare che occuparsi di comunicazione sia un lusso, in questi tempi di crisi economica e non solo.
 

La storia che trovate qui in allegato - che ho ricevuto via Twitter e che volentieri diffondo - serve a ricordare che tra i bisogni primari dell'essere umano c'è quello di comunicare.

http://www.famigliacristiana.it/informazione/news_2/articolo/giappone-due-anni-dopo.aspx

Minimo semiotico / 41 – Le parole dei poeti e quelle dei cantautori


(pubblicato su Facebook il 4.03.13, settantesimo anniversario della nascita di Lucio Dalla)

Uno dice: ci sono problemi più urgenti e importanti. È vero.
Uno dice, ancora: lottare contro i luoghi comuni è inutile. È vero anche questo. Eppure.
Eppure uno ci prova, a dare il giusto peso alle parole.

Il fatto è che esiste un luogo comune – sbagliatissimo eppure tra i più radicati e duri e... a morire – che dice che, quando un cantautore appartiene alla schiera dei grandi, bisognerebbe considerarlo un poeta.
Lo si è detto di tutti i grandissimi: De Andrè, Guccini, De Gregori, Conte, Battiato, Capossela… come Leopardi, Gozzano, Campana, Saba, Montale, Zanzotto, Merini…”

Anche se l’intenzione è buona (si vorrebbe, in fondo, riconoscere ai grandi cantautori la dignità che meritano) si tratta di un grosso sbaglio.

Tanto il poeta quanto il cantautore sono artigiani che hanno come materiale le parole e come arnesi da lavoro il verso, la metrica, la metafora, l’immagine, la rima, l’assonanza, la pausa… ma mentre il poeta passa la vita in compagnia delle parole nude e ne esplora le potenzialità espressive (il suono, la struttura, l’evocatività, l’ordine, l’architettura…) il cantautore prende quelle stesse parole e le fa dialogare con gli strumenti, con l’orchestrazione, la melodia, il ritmo, i timbri degli strumenti, la voce sua e dei coristi, gli arrangiamenti.

Su una “Antologia” della scuola media ho trovato, una volta, il testo di “Il vecchio e il bambino”. Bellissimo, ovvio. Ma dov’era la voce di Francesco? E la batteria? E l’assolo di chitarra e la voce di Augusto Daolio nella versione dal vivo con i Nomadi? Una canzone esprime tutta la sua sciamanica potenza quando è cantata (possibilmente in un palazzetto, possibilmente in coro da 5.000 persone). Fissata sulle pagine di un libro ha la stessa vitalità di una farfalla trafitta da uno spillone.

La canzone è un’alchimia di parole e musica che – per qualche misterioso motivo - ci fa penetrare nel mistero della nostra umanità e ce lo rivela. Il dono e il compito del cantautore consiste nel creare tale misteriosa alchimia. Trasformare il cantautore in poeta, significa – con tutte le buone intenzioni – non riconoscere questo dono, ed è un peccato.

Tutto questo lungo discorso per arrivare a dire una cosa molto semplice.
Lunedì prossimo, 4 marzo 2013, Lucio Dalla – grandissimo cantautore – avrebbe compiuto 70 anni.
Non c’è più e ci manca, ma le sue canzoni continuano a illuminare la nostra umanità.

Minimo semiotico / 40 – Tre regole per scrivere un post efficace e ricevere un sacco di commenti


(pubblicato su Facebook il 22.02.13)

Sono ormai sei mesi che frequento FB con una certa assiduità e mi sono fatto un’idea sulle regole da seguire per scrivere un post interessante. Le elenco qui di seguito, con alcuni esempi pratici:

PRIMA REGOLA: Lamentarsi di qualcosa (questo è fondamentale!)

SECONDA REGOLA: Inserire, a scelta,
- un... richiamo nostalgico al bel tempo andato
- una lode affettuosa al mondo animale
- un auspicio alla comprensione tra gli uomini

TERZA REGOLA: concludere con, a scelta:
- la foto di un tramonto / di bambini / di cuccioli
- una citazione inverificabile

Alcuni esempi:

[Ciao Giorgio, come va?]
Oggi nevica, ma il Comune non fa niente, com’è ovvio. Certo: sono troppo occupati a farsi i fatti loro invece di preoccuparsi dei problemi veri della gente.
Come sarebbe bello trovarsi insieme a spalare la neve, come si faceva un tempo...
FOTO DI UN VIALETTO INNEVATO AL TRAMONTO

[Ciao Giorgio, che succede?]
Non succede niente, niente, NIENTE.
Se ognuno facesse la propria parte… se almeno ci si provasse…
Amo gli animali perché la loro vita è fatta di piccole cose. Dovremmo imparare da loro…
FOTO DI UN CANE E UN GATTO CHE GIOCANO

[Ciao Giorgio, che succede di bello?]
Fra pochi giorni si va a votare, ma tanto non cambierà nulla perché pensano solo ai loro interessi.
Come vorrei tornare bambino, quando l’amicizia la potevi toccare con mano.
“Vorrei essere tuo amico / vorrei che tu fossi mio amico / amici / amici / amici davvero” (Kurt Cobain)

Minimo semiotico / 39 - Il fornaio di Pavarotti e il curling


(pubblicato su Facebook il 13.02.13)

Sui giornali di questa mattina hanno commentato la rinuncia del Papa anche, nell'ordine:

- il lattaio di via Formignana
- l'associazione italiana installatori di caldaie (AIIC)
- il massaggiatore della Viterbese F.C.
- il fornaio di Pavarotti (che, per ovvi motivi, da qualche anno si è ritirato - ricchissimo - dal commercio)

Tutti ca...piamo che la notizia del Papa che lascia il Pontificato è troppo importante perché i giornali non la commentino ampiamente (ci mancherebbe) ma bisognerebbe non perdere mai di vista il fatto che, nel giornalismo, "opinione" deve significare "opinione più informata o più competente della media dei lettori", altrimenti è solo chiacchiera e tempo perso.

Ora chiedo scusa ma ho da fare: un giornale canadese mi ha chiesto due cartelle sullo splendido campionato di curling della squadra di Vancouver.

Minimo semiotico / 38 - Almeno quanto le giornate di primavera

(pubblicato su Facebook il 5.02.13)

Ieri sembrava già primavera.
Mentre, nel quarto d’ora canonico tra un appuntamento e l’altro, buttavo giù alcuni appunti, ho guardato fuori, verso i giardini.

Le panchine cominciavano a essere frequentate.
Su una di queste sedeva una donna. Vicino a lei, un’altra donna stava seduta su una sedia a rotelle.
La prima era impegnata in u...na lunga e intensa conversazione al cellulare.
La seconda, anzianissima, non faceva nulla. Era tutta infagottata in sciarpa, sciarpa supplementare, cappottone, scialle, berretto e guardava fissamente davanti a lei.

Nell’immediato, ho avuto un moto di rabbia. “Ecco - mi sono detto –
un’altra che si disinteressa dell’anziano che dovrebbe assistere e bada solo ai fatti suoi”.
Poi ci ho ripensato.
Magari l’anzianissima signora non aveva coscienza di sé.
Forse era persa nelle nebbie cattive dell’Alzheimer.
Non potevo giudicare.

Solo allora ho spostato l'attenzione su queste persone che – lontane da casa per prendersi cura di noi – vivono attaccate al cellulare.
Per rimanere informate, certo. Ma anche per sentire un accento familiare. Sonorità, cadenze, ritmi (“informazione fonologica” direbbero i linguisti) che parlano di un posto lontano, di Ucraina, di Moldavia, di Bielorussia…

Abbiamo bisogno di comunicare almeno quanto di respirare e di giornate di primavera.