di Giorgio Maghini
contact me at: https://www.facebook.com/giorgio.maghini




martedì 25 dicembre 2012

Racconto di Natale 2012

Per chi fosse interessato...
cliccando il link sottostante è possibile leggere il mio racconto di Natale 2012 "Favola della città di Tàras"
Giorgio Maghini

Favola della città di Tàras di Giorgio Maghini

Minimo semiotico / 34 - Buon Natale

Ora, io capisco tutto: l’intenzione di non escludere nessuno, la globalizzazione e l’inevitabile omogeneizzazione che questa comporta.

Qualcuno, però, mi spiega cosa vorrebbe simboleggiare l’immagine che apre Google (il cosiddetto “Doodle”) di oggi, 25 dicembre 2012?

C’è uno skyline di pacchetti regalo con alcuni giochi, un trenino, un ponte di legno, un orsacchiotto - e fin qui si può anche capire - poi c’è un presentatore di circo con gli arti slogati che imita Godzilla e una strana luce dorato-nebbiosa che avvolge tutto. Fine.

I simboli, lo sappiamo bene, non finiscono mai di evolvere, di inglobare nuovi significati e di disperderne di antichi. Occorre, però, fare attenzione: quando li si vuole piegare alle ideologie (sia pure quella della globalizzazione) corriamo il rischio di trovarci per le mani dei simboli che non rimandano a niente.

Di essere, cioè, tragicamente poveri.

Buon Natale!

lunedì 24 dicembre 2012

Minimo semiotico / 33 - Timidi passi verso un paese normale

A inizio dicembre, il presidente Monti ha dichiarato che le dichiarazioni fatte dall'on. Alfano in Parlamento erano, di fatto, una sfiducia, e quindi si sarebbe dimesso.

Alfano, a commento della conferenza stampa del 23 dicembre di Monti, ha detto che dopo le sue parole "era preclusa ogni ipotesi di collaborazione" per un futuro governo.

Al di là delle valutazioni politiche, che sono disparate e personali, sarebbe sbagliato sottovalutare il fatto che il modo di esprimersi scelto dai due è piuttosto nuovo, almeno in Italia: frasi che si comprendono, che generano comportamenti chiari e che possono essere poi valutate nella loro verità (Monti si dimette, Alfano non collabora) o falsità (Monti ritira le dimissioni, Alfano finisce per collaborare).

Senza scomodare Popper, è intuitivo che, quando si comunica, non tutto può essere ridotto alla forma SE... ALLORA, ma quando ciò è possibile, bisogna farlo.

Per l'Italia, l'applicazione di questa norma alla comunicazione politica sarebbe un timido ma enorme passo avanti. Un passo avanti verso un paese normale.

giovedì 20 dicembre 2012

Minimo semiotico 32 – il dio della precisione

Su “Repubblica” di ieri, 19.12, quattro colonne per un articolo dal titolo “E’ l’ateismo la terza religione del mondo”. L’occhiello conferma, specificando che “Un uomo su sei nel mondo non crede più in Dio”.

Poi si va a leggere l’articolo, e si scopre che l’argomento “è un tantino più complesso” (cortese concessione, sia pure al diminutivo) e che, in realtà, quel miliardo di persone di cui si parla è semplicemente “unaffiliated”, cioè non si riconosce in alcuna chiesa, ma in merito all’esistenza o meno di Dio (che è ciò di cui si parla quando si parla di “ateismo”) ha le idee più disparate e variabili com’è normale che sia ed è, anche per noi che siamo “affiliated”.
Addirittura, tra gli americani (cito sempre l’articolo) il 68% di chi non si riconosce in alcuna chiesa dichiara però di avere “qualche forma di credenza religiosa”.

Ancora una volta, per fare un po’ di strillo, un quotidiano (e non “un quotidiano qualunque”, sia detto senza ironia) ricorre al vecchio trucchetto di sparare un titolo esorbitante per poi attenuarlo o – come nel caso in questione – smentirlo nel corpo dell’articolo, dando così (e non se ne sentiva il bisogno) un'altro contributo alla disinformazione e al pressapochismo che già infestano questo nostro benedetto paese.

I giornalisti dovrebbero avere un solo dio: la precisione.

sabato 15 dicembre 2012

Minimo semiotico / 31 - “Il giardino di mia zia è pieno di fiori…”

Sempre interessanti gli articoli di Enrico Franceschini che, da corrispondente da Londra di “Repubblica”, osserva e racconta la globalizzazione.

L’articolo “Do you speak Konglish”, di oggi 15.12, descrive la “creolizzazione”, cioè la contaminazione profonda tra una lingua “dominante” e una “dominata”. Franceschini annota che, ad esempio, in “Globish” (global english), “Zio”, invece di “uncle” si dice “The brother of my father”, “il fratello di mio padre”.
È un articolo molto interessante, ma che forse pecca un poco di quell’atteggiamento (molto “da Repubblica”) “Adesso, povero provinciale, ti faccio vedere io come va il mondo…”.

In realtà, la “creolizzazione” è un fenomeno noto da decenni ai linguisti, (per quanto indubbiamente riportato alla ribalta e reso più veloce dalla globalizzazione) e, soprattutto, per chi ha un po’ di memoria, il grande Alberto Sordi, questo fenomeno lo aveva già descritto nel film “Guardia, guardia scelta brigadiere e maresciallo”, più di cinquanta anni fa.
Basta dare un’occhiata qui: http://www.youtube.com/watch?v=TH0nniK24Xk

sabato 8 dicembre 2012

Minimo semiotico 30 / il caratteraccio di Sansone

La Bibbia – che è la Bibbia! – contiene pochissimi concetti astratti.

Non parla di “amore”, ma racconta gesti d’amore, non parla di “paternità” e “maternità”, ma mostra uomini e donne che si comportano da padri e madri, non parla di “senso dello Stato” ma ci presenta re saggi e coraggiosi, e così via…
È un linguaggio intriso di vita, di terra, di sesso, di scelte pagate in prima persona. Un linguaggio che si fa vita, perché la vita si fa linguaggio.

Ora, a poche ore dall’annuncio della nuova tribolazione che ci toccherà nei prossimi mesi a livello politico-istituzionale, propongo un piccolo esercizio di pragmatica della comunicazione: ogni volta che un politico userà troppi termini astratti nei suoi discorsi, mandatelo a quel paese nel vostro cuore.
Sentiremo parlare di scelte fatte per “pressanti richieste della base”, per “senso di responsabilità”, per “amore per il paese”, per “disagio verso la controparte politica”… tutti termini irreali e incorporei che nascondono la realtà invece di interpretarla.

Nella Bibbia, uno che avesse parlato di “senso di responsabilità”, veniva Sansone in persona a pigliarlo a calci in culo.
La mancanza di rispetto verso il linguaggio non è altro che il primo livello della mancanza di rispetto verso le persone. Ed è una forma di violenza.

giovedì 6 dicembre 2012

Minimo semiotico / 29 – comunicare

Indiscutibilmente, noi ci nutriamo di simboli non meno che di lipidi, protidi, glucidi.

È per questo che un panino incellofanato alla stazione ci si ferma sullo stomaco e lo stesso panino, comprato in panetteria, col suo profumo ci riporta all’infanzia.
L’infanzia è in sé stessa simbolo.

Chi, ieri, ha ucciso nel cortile di una scuola, non ha solo commesso un omicidio, ha anche inciso sulla nostra stessa capacità di comunicare, cioè di essere uomini.

mercoledì 28 novembre 2012

Minimo semiotico / 28 – Angoli retti e tagli alla sanità

Se noi vediamo gli angoli retti è solo perché abbiamo creato delle condizioni linguistiche per vederli.

È da anni, ormai, che non si crede più che il linguaggio “descriva” la realtà mentre sono moltissimi gli indizi che mostrano come, al contrario, sia la realtà ad essere “costruita” dal linguaggio. È per questo che alla fine gli angoli retti sembrano esistere e noi sappiamo riconoscerli.
Tutto questo per dire che Monti ha dichiarato che il Sistema Sanitario Nazionale, così com’è, non regge più economicamente.

Prendo tre quotidiani: destra, centro, sinistra.
Quotidiano di destra: “La minaccia di Monti”
Quotidiano di centro: “Un governo in affanno”
Quotidiano di sinistra: “Le inquietanti parole di Monti”.

Destra e Sinistra la vedono sostanzialmente allo stesso modo, il Centro da un punto di vista radicalmente diverso.
Chi è Monti? Un personaggio inquietante e minaccioso o una persona sofferente perché incapace di fare il proprio lavoro per il bene dell'Italia?
Il giudizio politico è personale e, ovviamente, vario.

Aiuterebbe, però, un “gentlemen agreement” tra giornalisti per cominciare a usare i dati di fatto. Quant’è il debito della Sanità pubblica? 100 miliardi di Euro? Un fantasproposiliardo di dollari? I sette ottavi dell'evasione fiscale ipotizzabile nel nostro paese?

I giornali potrebbero aiutarci non giocando con le parole e partire, ad esempio, dai fatti. Tipo: un angolo retto misura 90 gradi.
Sancta simplicitas.

sabato 24 novembre 2012

Minimo semiotico / 27 - Rai e cheeseburger

La tecnica telegiornalistica del "panino" consiste nel vanificare le affermazioni di una parte politica nascondendole tra due dichiarazioni, prima e dopo, della parte avversa.

Così negli anni scorsi, nei Tg Rai, quasi ogni sera si assisteva prima a una dichiarazione del governo, poi a una dell'opposizione e infine a una del capo del partito di maggioranza che aveva così modo di chiudere il discorso a suo favore.

La Rai aveva portato questa tecnica al suo vertice, ma ieri sera (23.11.12) ci ha fatto vedere che si può andare oltre presentando i candidati alle primarie del PD e dando qualche secondo a quattro dei candidati e diversi minuti, invece, al quinto candidato (che evidentemente in Rai cominciano a sentire come il prossimo da omaggiare) che ha potuto commentare non solo le affermazioni degli altri ma anche alcune notizie del TG stesso.

Propongo di chiamarla tecnica del triplo cheeseburger: siamo tutti parte dello stesso panino ma c'è chi fa la fetta di pane, chi quella di formaggio e chi rimarrà per sempre cetriolo.

venerdì 23 novembre 2012

Minimo semiotico / 26 – Segni (Otto meno un quarto, andando al lavoro)

Per chi ama cercare segni e ipotizzare significati, andare al lavoro al mattino è un’avventura sempre nuova.
Mentre si guida siamo – letteralmente – circondati da segni: i vestiti delle persone, i modi di guidare e di interpretare la segnaletica (in Italia siamo tutti molto semiologici e i segnali non li rispettiamo, li interpretiamo), i cenni e i sorrisi che indirizziamo ai pedoni, i gest(acc)i che ci si scambia tra guidatori, i modelli di auto che incrociano la nostra strada…
È inevitabile chiedersi: cosa vogliono dire tutti questi segni? A quale comunicazione sono funzionali? Che messaggio intendono veicolare?

Donna affascinante, palestrata e sotto dieta perpetua, con capelli tirati da far male, abiti aderenti e camicia millimetricamente sbottonata, occhiali da sole e guida aggressiva. Messaggio: se ti fermi al fatto che sono bella, sei già sotto le ruote.

Ometto piucchessessantenne di bassa statura con Humvee nero (occupa tutta via Goretti, per fortuna è a senso unico)  che nemmeno in Desert Storm o in “The expendables 3”. Messaggio: ho pensato solo a lavorare per tutta la vita, bruciandomi qualsiasi possibilità di relazione umana, ma adesso voglio vedere se riuscite a non accorgervi di me.

Anziano sul marciapiede. Indossa una tuta da pochi euro. Cammina appoggiandosi a un tripode. Il braccio gli pende inerte lungo il fianco e il piede destro compie il passo solo con un faticoso innalzamento del bacino. Guarda avanti come un alpinista guarda la vetta dell’Himalaya. Messaggio: questo bastardo di ictus mi ha ridotto a uno straccio, ma io non mi fermo in poltrona…

Tutti i segni, senza eccezione, rimandano in ultima analisi alla nostra immensa fragilità.

lunedì 19 novembre 2012

Minimo semiotico / 25 – Pioggia e punti di vista

Il “Punto di vista”, in narratologia, è la prospettiva di chi sta raccontando. È una chiave di lettura piuttosto potente, e può addirittura rovesciare il racconto.


“Balzo, nella notte, di grattacielo in grattacielo per proteggere la mia città” dice l’Uomo Ragno.
“Non sei mai a casa prima delle 6 e poi le tute le devo lavare io” dice Mary Jane Watson.
Stessa avventura, due punti di vista diversi.

Ripensavo a queste cose perché il bipede polimorfo che incontro ogni sera a cena è tutto preso nel suo nuovo videogame guerresco. È il più recente della serie “Call of Duty”, mi ha detto.  Di più non saprei.

Ho notato, però, un particolare interessante: quando le scene di combattimento si svolgono sotto la pioggia, sembra quasi che il monitor si bagni dall'interno, con lo stesso effetto che si ha quando guardiamo dalla finestra.

L’apparenza è quella di una telecamera che riprende il gioco. Il che significa che il giocatore si vede agire (è un gioco "in soggettiva") attraverso l'obiettivo di una videocamera.

Nel gioco di fantasia, il bambino agisce sulla realtà, imitandola e reinventandola.
Nei videogiochi, il bambino è parte di un mondo fantastico sul quale può intervenire mediante un computer.
Nel videogioco che mi ha fatto vedere mio figlio, il bambino osserva le proprie azioni mediate due volte, dal computer prima e da un obiettivo poi.

Che conseguenze può avere questo progressivo allontanamento del “Punto di vista” dalla realtà?

mercoledì 7 novembre 2012

Minimo semiotico / 24 – Obama e il navigatore satellitare

Barack Obama è riconfermato presidente degli U.S.A.

Il risultato definitivo dice, a spanne, 60% contro 40%. Una vittoria netta.
Fino all’ultimo, però, i sondaggi dicevano che, in una situazione di sostanziale pareggio, se Obama avesse vinto, lo avrebbe fatto di pochi decimi di percentuale.

Da un punto di vista linguistico, i sondaggi sono una cosa piuttosto buffa.
Il linguaggio è uno strumento psicologico che ci permette di rappresentare la realtà.
E tanto più il linguaggio è PRECISO, DEFINITO,  ESATTO (linguaggio e realtà, cioè, sono - per quanto umanamente possibile - coerenti e sovrapponibili), tanto più il linguaggio ci aiuta a vivere, dandoci strumenti per orientarci nel mondo.

Anche i sondaggi sono un linguaggio.
Descrivono la realtà, e lo fanno in anticipo.
Ma, oltre all'anticipo, non hanno altri pregi da offrire. Perché il tipo di descrizione che fanno è IMPRECISO, APPROSSIMATIVO, INESATTO.

Siamo proprio sicuri di avere bisogno di uno strumento che, in cambio di un certo anticipo, ci rende l’immagine di un mondo che non esiste?

O, per dirla con altre parole, baratteremmo il navigatore  satellitare che abbiamo in macchina con un uno molto più veloce ma che sbaglia strada nel 20% dei casi?

lunedì 5 novembre 2012

Minimo semiotico 23 / Le incertezze di James Bond

Per comprendere il significato di ogni comunicazione (ma anche di ogni singolo segno), noi, anche senza rifletterci, lo poniamo all'interno di una polarità. Se, ad esempio, il mio Dirigente mi dice "Dobbiamo parlare della tal questione...", io automaticamente pongo la sua frase in una polarità COLLABORAZIONE / CAZZIATONE e mi chiedo a quali di questi due poli lui sia più vicino. Analogamente, quando sento che una certa squadra ha vinto il campionato, sono portato a chiedermi: stiamo parlando di sport o qualcuno userà quel risultato a fini propagandistici? E via così...

Tutto questo per arrivare a dire che sono andato a vedere "Skyfall", l'ultimo 007 (e tanto vale chiarire: sono un bondiano osservante che considera ortodosso il solo Sean Connery, accettabile Pierce Brosnan, molto vicino alla pienezza Daniel Craig e non menzionabili tutti gli altri) e subito sono stato catturato dal gioco tra GIOVENTU' e VECCHIAIA (o, se vogliamo essere più duri: VITA e MORTE) su cui si basa tutta la storia.
 
Vecchio è Bond, vecchio il suo nemico (il grande Javier Bardem), vecchia Judy Dench (che intanto, però, ci dà una lezione magistrale su come si possa essere donne affascinanti a quasi 80 anni...), vecchio il modo di pensare che tutti questi protagonisti si portano dietro da un mondo che non esiste più.

Non rivelerò "come va a finire", e come si risolve la dualità tra vecchio e nuovo.
Dirò solo che il valore del mito è intramontabile e che, per diventare un mito, non serve ordinare un determinato cocktail o lanciare fuori dalla macchina il passeggero assieme al sedile.

Per diventare un mito devi parlare di qualcosa che sta nel cuore di tutti, ricordare domande eterne e suggerire vie di ricerca per rispondere.
Se non fosse così, Ulisse sarebbe solo un marinaio piuttosto in ritardo.

Discorsi grandi. Che ci chiedono di fare i conti con le nostre (in)certezze.
Intanto, in attesa di risposte... shakerato, non mescolato.

mercoledì 31 ottobre 2012

Minimo semiotico 22 / La prima massima

Dice la prima "massima conversazionale" di Grice: "Sii sincero, secondo quanto ritieni di sapere". Perciò, per rimanere all'attualità:

"Un giovane politico è meglio di un vecchio politico". Non è vero - checché ne dica Renzi - un giovane fesso è comunque un fesso.
"Dare spazio alle donne, in politica e nella finanza, è sempre un passo avanti". Non è vero, se le donne cui si lascia spazio sono incompetenti.
"Halloween è una festa che esprime significati profondi". Non è vero. Per strafarsi di birra e scrivere con la schiuma da barba sui muri, non era necessario rifarsi alle nobili tradizioni celtiche.

mercoledì 24 ottobre 2012

Minimo semiotico / 21 – Terra madre

Si apre, domani, a Torino il “Salone del gusto”, che ospita la manifestazione “Terra madre”. Informazioni dettagliate sul Salone e sui mille valori che questo incarna (sostenibilità, equità, solidarietà, democrazia, memoria, ecologia… e si potrebbe continuare) si possono trovare facilmente sui giornali e in rete.

Ciò su cui riflettevo, questa mattina, leggendone, è quanto sia potente chiedere aiuto, quando si vuole comunicare qualcosa, ai simboli più profondi.
Se nella mia mente affianco i due termini “terra” e “madre”, mi collego a una dimensione intima – intima ai confini della regressione - che mi fa venire voglia di cose concrete. Una concretezza per cui riflettere sul prezzo degli ananas sudafricani o dei pompelmi israeliani è davvero uno degli atti più “politici” (nel senso splendido di questo termine) che posso fare.

Se ho i piedi sulla terra e la mano in quella di mia madre, anche la mia comunicazione si fa pulita, tesa a dare forma alla verità.
Divento, in un certo senso, incapace di banalità o, peggio ancora, di contorsionismi logici e linguistici. E del resto, la capacità di passare dalla terra al cielo, dal massimo della concretezza ai più alti vertici del sublime è propria dei grandi poeti:

Io, guardo alle stelle dei cieli,
alle nuvole d'oro che il vento disperde,
all'ultimo verde che
incanta la terra.
(Biagio Marin)

venerdì 19 ottobre 2012

Minimo semiotico / 20 – i corpi non mentono

Quando, nella comunicazione, lasci spazio al corpo, è perché non sai o non vuoi più mentire.

Il corpo non mente. Con le parole, magari, puoi mascherare i tuoi pensieri. Puoi abbellirli, decorarli, addolcirli, civilizzarli. Uno sguardo, invece, un gesto della mano, un mostrarsi dei denti dicono solo quello che devono dire. Niente di più, niente di meno.
Questa settimana finisce lasciandoci tre icone. Tutte, a loro modo, tragiche e splendide. Sono tre corpi.

Il primo è quello dell’attrice Sylvia Kristel, gli altri due di quelli che i media hanno chiamato, per pudore, “un 55enne rumeno” e “un 66enne greco”.
Col suo corpo, Sylvia Kristel ha raccontato una confusa voglia di libertà. Non l’ha trovata. È morta schiava di un unico personaggio. Ma la voglia di libertà che raccontava rimane.

Il “55enne rumeno” si è dato fuoco, davanti al Quirinale, a Roma, solo per dire la sua incapacità di intravedere un futuro.
Il “66enne greco” è morto d’infarto durante gli ultimi scontri di piazza ad Atene. Forse passava solo di lì, desideroso di capire – come tutti noi – cosa stia succedendo in questa vecchia Europa.

Corpi che raccontano i nostri desideri più profondi.
Corpi che non mentono.

domenica 14 ottobre 2012

Minimo semiotico / 19 – il libro e l’incendio

Entro nella mia stanza.
Cerco un libro, ma c’è buio. Allora tiro fuori dalla tasca l’accendino e appicco il fuoco al letto. Le lenzuola di cotone bruciano che è una meraviglia. Solo pochi secondi, e le fiamme ormai alte mi permettono di trovare facilmente il libro che cercavo. Esco soddisfatto.
Tutti abbiamo visto e rivisto il video dell’allontanamento dalla famiglia di un bambino padovano di 10 anni, e tutti siamo consapevoli che si tratta di una tragedia i cui segni rimarranno in quel bimbo per chissà quanto tempo.

Dobbiamo ringraziare le tecnologie (la Rete in primis) che ci permettono di documentare certi avvenimenti che, altrimenti, sarebbero stati facilmente “dimenticati”.

Ma dobbiamo anche stare attenti. Perché il devastante impatto emotivo di quel video ha fatto letteralmente scomparire il fatto che dietro ogni allontanamento c’è un decreto del Tribunale dei Minori, una serie di tentativi di riconciliazione, interventi di psicologi e assistenti sociali, una lunga serie di valutazioni e controvalutazioni al termine delle quali si decide – come male minore – di allontanare il bambino.
Essere pienamente informati su quello che è successo in quei pochi – terribili – minuti ha come costo mettere in ombra tutto quello che c’è stato prima.
Il massimo dell’informazione coincide con la rinuncia a essere informati.

Come farò ad andare a letto, questa sera?

mercoledì 10 ottobre 2012

Minimo semiotico / 18 - Numeri

L'Osservatorio di Pavia sui media riporta, alla VIII conferenza sulla Comunicazione sociale organizzata dalla fondazione "Pubblicità Progresso", che i temi dei TG sono così suddivisi: politica 22%, economia 13,5%, gossip e costume 8,5%, ambiente 4,9% salute e scienza 2,8%... il resto (48,3%) è praticamente dedicato alla cronaca (nera) e allo sport.

Altro dato. Recente campagna sulla donazione degli organi: 40 notizie nei TG (Rai 1,2,3 Mediaset, La7); Matrimonio di William e Kate, 413 notizie (di cui molte, ricordo bene, dedicate al pregevolissimo fondoschiena della sorella).

Un consiglio: cercare su Google la definizione di "atto perlocutorio" secondo Austin.

domenica 7 ottobre 2012

Minimo semiotico 17 / Dan Brown prima di dormire

Oggi ho intervistato Teresa Sdralevich, una illustratrice / grafica / designer e molte altre cose che, nell’ambito del festival “Internazionale a Ferrara”, ha tenuto dei laboratori di composizione grafica per bambini dai 6 ai 12 anni (per chi fosse interessato, il video dell’intervista verrà pubblicato sul sito infanziaineuropa.eu).

La Sdralevich vive a Bruxelles e raccontava che, nelle scuole belghe, si continua a dare molta importanza al praticantato e all’apprendimento attraverso la pratica artigianale. Nei corsi dove lei insegna, ad esempio, la grafica viene insegnata usando rotative, carte, colori, e non attraverso teorie estetiche o compositive.
Dopo l’intervista sono tornato a casa, per godermi il pranzo domenicale. Erano ormai le 13 e quindi abbiamo guardato il Tg2 che, a un certo punto, ha fatto partire un servizio dal titolo “In Vaticano apertura del Sinodo mondiale dei Vescovi” (rivedibile sul sito del Tg2). In realtà, il servizio consisteva in una assurda fusione di due notizie: la condanna di Paolo Gabriele (il cosiddetto “caso Vaticanleaks”) e, appunto, l’apertura del Sinodo sulla “Nuova evangelizzazione”.

Dei due fatti, è ovvio che un Tg debba parlare. Mescolarli, invece, è una bambinata che non dà alcun servizio all’ascoltatore.
Non ho potuto fare a meno di provare desiderio per un sano giornalismo “artigianale”: un giornalismo che studia pazientemente le fonti e poi trova – una per una, anche faticosamente  – le parole più adatte  a illustrare i fatti e permettere così che lettori e ascoltatori si creino una opinione informata.

Poi, magari, Dan Brown ce lo leggiamo alla sera prima di addormentarci.

martedì 2 ottobre 2012

Minimo semiotico 16 / cinquanta sfumature di Peppa Pig

Al mio tsunami domestico, la quasi-cinquenne che tutte le sere occupa due posti e mezzo sui tre disponibili nel divano, piace moltissimo Peppa Pig.

Per i pochi che non lo sapessero, Peppa Pig è un cartone animato che racconta le avventure di una famiglia di maiali: Peppa, appunto, il suo fratellino George, mamma Pig e papà Pig.
I quattro non fanno grandi cose: giocano, guardano la tv, mangiano, vanno a trovare gli amici.
Il tutto, condito da profondi grugniti che ricordano le ore più tarde della Oktoberfest.

 
Il mondo di Peppa è caratterizzato principalmente da due cose: tutti gli oggetti sono curvi (vasi panciuti, auto tondeggianti, pancioni molto vasti) e tutte le piccole disavventure (giocattoli smarriti, piogge improvvise, radio che non funzionano) finiscono in sonore risate.
Tutti ridono felici nel tondo mondo di Peppa Pig. A volte le risate sono così potenti che i personaggi finiscono stesi sulla schiena, travolti dal loro stesso scompisciarsi.

Linee curve e ventate di energia: un mondo materno e gioioso, dove ogni tragedia si dissolve nella gioia: Peppa Pig dà forma alla nostra voglia di Paradiso!

E l'altra cosa che Peppa ci insegna è che il Paradiso non richiede grandi parole o lunghi discorsi: può bastare anche un grugnito.
Oh quanto è corto il dire e come fioco
al mio concetto! e questo, a quel ch'i' vidi,
è tanto, che non basta a dicer `poco'.

venerdì 28 settembre 2012

Minimo semiotico 15 / inattuale

L'uso dei media che fanno certi politici sta alla comunicazione come il dottor Mengele sta alla medicina, l'11 settembre al dialogo interculturale e McDonald's ai miei esami del sangue.

Tra qualche settimana, magari, potrà essere interessante rivedere su YouTube, con distaccato interesse scientifico, le modalità comunicative e, soprattutto, argomentative di Er Batman, della Polverini, di Renato Farina.

Ma oggi, che voglia di pulizia!
Che desiderio di percepire il tremore che coglie chi si rende conto che ogni parola è una finestra aperta sulla immensa profondità che c'è in noi.

«La responsabilità dell'uomo è una sfera infinita, ciascuna delle sue parole muove l'accadere del mondo, senza che egli sappia quanto forti e ampie siano le onde di quel moto.»
(Martin Buber, Storie e leggende chassidiche, p. 419)

martedì 25 settembre 2012

Minimo semiotico 14 / “Minecraft Project” e i colleghi dell’ufficio


Esiste, mi spiega l’umbratile preadolescente che gira per casa mia, una cosa che si chiama “Minecraft Project”. Ed è una cosa bellissima.

“Minecraft” è un programma che permette di “giocare alle costruzioni” (come facevamo noi - che preadolescenti non siamo più da un pezzo - con i Lego o i Plastic City) sul monitor del pc.

Ha una quantità inelencabile di funzioni, ma quella più importante, secondo me, è la possibilità di partecipare a un “Minecraft Project”. Che funziona - a grandi linee - come segue.

Un giocatore (poniamo a San Benedetto del Tronto) crea un tema attorno al quale il progetto ruoterà. Supponiamo che il tema sia la colonizzazione di Marte: in questo caso il giocatore creerà un terreno rossiccio e sabbioso sotto un cielo nero.
A quel punto, un secondo giocatore (diciamo di Cleveland) entra nel progetto e inventa una astronave che inizia a muoversi nel mondo appena creato.
Un terzo giocatore (di Aix-en-Provence) si unisce e contribuisce creando un robot per i lavori pesanti.
Un quarto giocatore (di Busto Arsizio) prende l’astronave del giocatore di Cleveland e la trasforma in un’ambulanza. Può farlo, a patto che dichiari che si tratta di una modifica e che citi il progettista iniziale.
Il meccanismo può durare all’infinito. Unico scopo del gioco è creare mondi fantastici in cui affrontare prove di esplorazione, abilità e sopravvivenza.
La chiave di tutto, com’è evidente, è che i partecipanti comunichino tra loro frequentemente e in modo costruttivo, cioè concentrandosi sull’obiettivo che li accomuna.

Comunicazione / Raggiungimento di un obiettivo condiviso / Cooperazione / Godimento comune dei frutti del lavoro di tutti: l’esatto contrario di ciò che siamo abituati a fronteggiare ogni giorno.
Voglio proporre ai colleghi dell’ufficio di cominciare un “Minecraft Project”.

p.s.: “Minecraft Project” è piaciuto persino all’O.N.U. che lo ha usato per un progetto innovativo. Ve lo racconto la prossima volta.

Minimo semiotico / 13 – comunicare il sogno


Il 21 settembre scorso, a Parigi, è stata inaugurata la “Cité du cinema”.
L’ha voluta il regista Luc Besson (ricordate Milla Jovovich nel “Quinto elemento”? Ecco: quello.) ed è un progetto nato – dicono i giornali – nel 2000.

Un sogno che dura più di un decennio, e finalizzato a creare una fabbrica di altri sogni.
Il lungo sogno di un sogno.

Non viene da aggiungere nulla.
Il sogno si comunica da sé.

domenica 23 settembre 2012

Minimo semiotico / 12 – Listen first!


Stephen Rappaport ha sintetizzato in un libro un principio che – come accade di solito per i princìpi  che nessuno vuol fare la fatica di attuare  - suona molto semplice: “Listen first!”, e cioè: “Prima di tutto, ascolta!”.

Chiunque non abbia gli occhi foderati di prosciutto (o altri salumi, o latticini, o confetture a scelta) riconoscerà che l’applicazione di tale principio rivoluzionerebbe la comunicazione; in quello che viene definito “Metodo Rappaport”, infatti, si cerca di applicare un semplice meccanismo: prima di rispondermi, riformula quello che ti ho detto per farmi capire che stiamo parlando della stessa cosa.
Semplice, vero? Eppure, se tutti cominciassimo ad applicarlo, sia la comunicazione interpersonale che quella interistituzionale cambierebbero faccia…

Ripensavo a questo, oggi, consultando il sito della Regione Lazio.
Con tutto ciò che è successo (e su cui siamo stati informati ampiamente da giornali, tg, Rete, etc.), la Regione Lazio ritiene importante darci le seguenti notizie: “Polverini a Zoomarine con i bimbi del terremoto dell’Emilia”, “Inaugurato nuovo reparto geriatria del Sant’Eugenio”, “Via libera a Roma ad ambulatori Quamed”... il terremoto che sta sconvolgendo il Consiglio Regionale del Lazio viene trattato solo in questi termini: “Tagli Consiglio, Polverini: obiettivo centrato”.
Cosa direbbe il buon vecchio Rappaport, se consultasse il sito della regione Lazio?
Io penso direbbe: “Listen first!”

Ascoltare – prima di tutto! - i cittadini, che vogliono sapere dov’è finito e come e quando tornerà disponibile tanto denaro pubblico.  O, per usare le parole di quel notorio estremista del Card. Bagnasco, come si intende gestire quella “cosa vergognosa” che sono stati gli sprechi della Regione Lazio.
Ascoltare quello che chiedono i cittadini. Listen first!
Ma noi studiosi della comunicazione – in confronto ai fini strateghi della politica - siamo dei sempliciotti, si sa.

mercoledì 19 settembre 2012

Minimo semiotico 11 / Castità e bilanci dei Gruppi Parlamentari

Dopo una discussione piuttosto complessa da portare in porto, la Giunta per il Regolamento della Camera ha stabilito che i bilanci dei gruppi parlamentari verranno verificati da agenzie esterne alla Camera stessa.

Meno male. Perché se, come sembrava probabile, si fosse optato per un controllo interno alla Camera stessa (i controllati avrebbero coinciso con i...
controllori) saremmo stati costretti a ricordare la vecchia battuta secondo la quale “La castità è quella virtù che i preti si tramandano di padre in figlio”.

Questa battuta, da un punto di vista linguistico, fa sorridere perché infrange il “principio di non-contraddizione”, di cui parlava già il buon vecchio Aristotele nella Metafisica: «È impossibile che la stessa cosa insieme inerisca e non inerisca alla medesima cosa e secondo il medesimo rispetto» o, ancora più nettamente: «Nessuno può ritenere che la medesima cosa sia e non sia».

Potremmo tradurlo anche così: se mi invitano a tenere una conferenza sui benefici del vegetarianesimo e, dopo la conferenza, me ne esco con un bel: «Allora? Andiamo a farci una sana grigliata di maiale?» è quasi certo che genererò molta perplessità.

A volte, può sembrare che le scienze della comunicazione esprimano l’ovvio. Ma se lo fanno è perché troppo spesso la nostra comunicazione viene rovinata dal non tenere conto di tale ovvio. Una comunicazione che si autocontraddice, ad esempio, non può essere né efficace né autorevole.

Così non sarebbe stata né efficace né autorevole la comunicazione del nostro Parlamento se avesse deciso per (chiamiamola così) l’”autoverifica” dei bilanci. Avrebbe preteso, in altre parole, di incentivare la trasparenza (cioè l’andare verso l’esterno) attraverso una commissione tutta interna.

Ad Aristotele non sarebbe piaciuto!

Ma per questa volta sembra che il principio di non contraddizione sia stato rispettato.
Un altro passettino verso un paese normale?

martedì 18 settembre 2012

Minimo semiotico / 10 – La semplicità è rivoluzionaria


Nel Tg di La7 di ieri sera, sono stati presentati i risultati di un sondaggio: “Alle prossime elezioni – si chiedeva – chi vorreste come Presidente del Consiglio?"
La scelta era tra Bersani, Berlusconi e Monti.

I risultati sono disponibili in rete, ma hanno poca importanza.
Quello che invece ha importanza è riflettere su che senso possa avere chiedere agli elettori chi sceglierebbero tra
-              chi NON SA SE POTRA' CANDIDARSI (ci sono le primarie di mezzo)
-              chi NON HA DECISO SE CANDIDARSI
-              chi HA DETTO CHE NON SI CANDIDERÀ


Certo, siamo grandi e la mamma ci ha spiegato tante cose… sappiamo che certe domande servono a visualizzare scenari, a valutare le reazioni degli interessati, a stimolare il dibattito (sappiamo anche, per inciso, che molto probabilmente saranno davvero quelli i tre candidati con cui avremo a che fare…) ma la domanda resta: vale davvero la pena di discutere (e magari di accapigliarsi) sulle risposte a una domanda vuota di sostanza?


Ripartire dal significato delle parole (almeno su quel significato di minima su cui si può trovare un accordo), ritornare a cercare un nesso tra il linguaggio e la realtà concreta… questo paese diventerà, finalmente, una nazione moderna quando i sondaggi verranno fatti per sapere quale, tra tre candidati reali (non ipotetici) è il preferito.

Un obiettivo troppo banale?
Può essere. Ma la semplicità è rivoluzionaria.

venerdì 14 settembre 2012

Minimo semiotico / 9 - SI PUÒ FARE

(la giusta intonazione con cui leggere il titolo del post si trova qui: http://www.youtube.com/watch?v=rdkecMOT1ko )

Leggo (con un po’ di ritardo: era rimasto incellofanato sulla scrivania) “Vanity Fair” del 12 settembre.
C’è un bell’articolo di Enrico Mentana (disponibile anche all’indirizzo: http://www.vanityfair.it/news/italia/2012/09/05/mentana-rubrica-cardinal-martini-accanimento-terapeutico#?refresh_ce ) in cui Mentana risponde a numerosi lettori sul tema della morte del card. Martini e, nello spazio di una pagina, chiarisce temi come la differenza tra “rifiuto dell’accanimento terapeutico” e “eutanasia” e quale sia la vera posizione della Chiesa su questi temi, citando anche il Catechismo della Chiesa Cattolica [come avevo fatto io nel mio post del 31 agosto – ma adesso non cominciamo a dire che Mentana mi copia ;-) ].
Per chi ama la comunicazione, articoli come questi sono una boccata di ossigeno.
Troppo spesso, infatti, nel giornalismo, ci si dimentica di semplici strumenti come il dovere di citare sempre le fonti e definire con la massima precisione possibile ogni parola che si usa. (Di passaggio, si può anche annotare che, in quest’epoca che ha tanto bisogno di dialogo, è solo a partire da questi due strumenti che ogni dialogo è possibile).
Banale, dite? Però lo fanno in pochi.
È quando un giornalista lo fa, è bello gridare SI-PUÒ-FARE!

lunedì 10 settembre 2012

Minimo semiotico / 8 – A proposito di Mongolfiere…

Immaginiamo una città nel cui cielo, al mattino e verso il tramonto, abbia luogo una silenziosa invasione di mongolfiere di ogni colore e forma.
Le persone di quella città – senza eccezioni – si divideranno in due gruppi. Ci saranno quelli che alzeranno lo sguardo al cielo per godere, finché possibile, dello spettacolo e quelli che non distoglieranno nemmeno per un secondo l’attenzione da ciò che stanno facendo in quel momento.

Naturalmente, per molti l’appartenenza alla seconda categoria è una necessità: è evidentemente un bene che autisti di corriera, chirurghi, sminatori, trapezisti e barellieri non si distraggano mai.
Ma – è la domanda che mi veniva domenica mattina mentre, dalla mia finestra, osservavo le persone per strada dividersi nei due gruppi suddetti mentre le mongolfiere del “Balloons festival” si spargevano per il cielo di Ferrara – cosa intendono comunicare le persone scegliendo l’uno o l’altro comportamento?
Escludendo quelli che non alzano lo sguardo a causa di dolori cervicali (diffusissimi a Ferrara) e quelli che, invece, guardano le mongolfiere perché è sempre meglio che discutere con quell’ottuso del vicino, credo sia evidente che i messaggi da cogliere sono due:
«Non smettete di stupirvi, non smettete di guardare “oltre”» dicono quelli-dello-sguardo-all’insù.
«Sarebbe bello guardare il cielo; ma è la terra – con tutta la sua pesante eredità – che ci dà il pane» dicono quelli-della-testa-bassa.
Chi ha ragione? Entrambi, se è vero, come scrive san Paolo, che «Il primo uomo, tratto dalla terra, è fatto di terra; il secondo uomo viene dal cielo» (1 Cor 15, 47).

Il fatto è che quel primo e quel secondo uomo sono lo stesso uomo. Siamo tutti noi, che dobbiamo decidere se guardare le Mongolfiere o tornare alle nostre pressanti occupazioni.

Minimo semiotico / 7 - Rileggere, urgentemente, Grice!

Tra le “Massime conversazionali” di Grice, c’è quella detta “di pertinenza” che recita, a grandi linee: quando intervieni in una conversazione, il tuo contributo deve essere "pertinente", cioè teso a realizzare il fine di quella conversazione (prendere una decisione, illustrare una questione, fornire informazione, etc.).

È sui giornali di oggi la notizia che Gabriele Sinopoli, fratello del celebre direttore d’orchestra Giuseppe, è stato ferocemente picchiato da un gruppo di giovani ubriachi.
Alcuni commentatori hanno scritto che alla base di tale tragedia c’è il fatto che gli aperitivi in certi bar costano troppo poco.
Io tacito le mie reazioni più immediate, e mi limito a consigliare di rileggere (con una certa urgenza) Grice, magari a partire dalla “massima di pertinenza”.

martedì 4 settembre 2012

Minimo semiotico / 6 – Una comunicazione perfetta

Esiste la “comunicazione perfetta”?

Un atto volontario, che intenda trasmettere un contenuto o sollecitare un comportamento, compiuto così bene da non dare adito a nessuna ambiguità nella sua interpretazione? È un problema aperto nelle scienze della comunicazione ma, tendenzialmente, si tende a dire che no, non esiste né può esistere.

Solo qualche giorno fa, però, ho visto qualcosa che mi ha fatto pensare il contrario.

Ho visto in televisione Cecilia Camellini, atleta paralimpica non vedente esultare quando riceveva la medaglia d’oro nel nuoto e rispondere al saluto del pubblico.

Sul podio, il suo corpo magro era - allo stesso tempo - quello di un’atleta ventenne che voleva saltare, ballare, gioire, festeggiare e quello di una ragazza che ha dovuto imparare a sue spese a muoversi con cautela, perché il movimento può essere pericoloso, e ogni salto e ogni passo possono nascondere l’insidia di una caduta o di una ferita.

Saltava e non saltava, Cecilia. Ballava e non ballava. Esultava e non esultava.

Il corpo di Cecilia comunicava il senso più profondo della necessità di fare i conti con i nostri limiti (perché tutti noi - è bene ammetterlo! - saltiamo e non saltiamo, balliamo e non balliamo, esultiamo e non esultiamo), e di come valga la pena di lottare per superarli.

Una comunicazione perfetta.

Minimo semiotico / 5 - Test di ammissione e comunicazione ambigua


Ora, non è che uno voglia giocare a fare l’innocente/l’indignato, ma è che quando osservi i fenomeni comunicativi e vedi certe macroscopiche falsificazioni un po’ di rabbia ti viene.

È tempo di test di ammissione all’Università.
Qual è il messaggio che l’Università vuole (vorrebbe) dare ai giovani che hanno appena terminato la maturità? Si potrebbe, più o meno, riassumere così:

“Il numero di coloro che svolgeranno una determinata professione non può essere lasciato al caso, quindi mi affido a un test che seleziona solo i migliori aspiranti così da garantirmi, tra qualche anno, i laureati più capaci”.

Qual è il messaggio che realmente viene dato, invece?

“Dato che il numero degli studenti va limitato, mi affido a un test che – anche in una totale (e ideale) assenza di casi di corruzione, nepotismo e favoritismi -  selezionerà chi è più bravo a rispondere a domande del tipo «Se Antonio non mangia carne, Bruno è affetto da celiachia e Carlo non mangia verdura, di chi è il panino al salame che c’è nello zaino?»”.

L’unico modo di selezionare gli studenti migliori, e non servono approfonditi studi psicosociologici per comprenderlo, è aprire le iscrizioni a CHIUNQUE sia interessato e frequentare una determinata facoltà, per poi, lungo il percorso, permettere di terminare il corso di studi solo a chi rispetta determinati e severi parametri come, ad esempio, superamento del 95% degli esami previsti ogni anno con una media di almeno 28/30. Chi non rispetta questi parametri (fatti salvi documentati problemi familiari o di salute) deve lasciare la facoltà. Non è difficile.
Un tale filtro non solo garantirebbe di avere – al termine del corso di studi – gli studenti più brillanti e motivati, ma fungerebbe anche da deterrente all’iscrizione per chi ha scarsa motivazione e dedizione.

Ma tutto questo è troppo semplice. Perciò si preferisce mantenere l’attuale sistema, perpetuarne l’inefficacia e le possibilità di malaffare, presentando, alle selezioni per Medicina, una domanda come la seguente:

“Il numero di atomi di H presenti in un alchene contenente n atomi di C è: n+2 / 2n+2 / 2n-2 / 2n / n-2 (selezionare la risposta corretta)”

Domanda che ha senz’altro l’effetto di selezionare chi conosce meglio la chimica al momento dell’esame ma che non ha alcun valore in relazione a quello che dovrebbe essere il reale obiettivo dei test: laureare i migliori medici di lì a sei anni.