Dopo una discussione piuttosto complessa da portare in porto, la Giunta per il Regolamento della Camera ha stabilito che i bilanci dei gruppi parlamentari verranno verificati da agenzie esterne alla Camera stessa.
Meno male. Perché se, come sembrava probabile, si fosse optato per un controllo interno alla Camera stessa (i controllati avrebbero coinciso con i...
Meno male. Perché se, come sembrava probabile, si fosse optato per un controllo interno alla Camera stessa (i controllati avrebbero coinciso con i...
controllori) saremmo stati costretti a ricordare la vecchia battuta secondo la quale “La castità è quella virtù che i preti si tramandano di padre in figlio”.
Questa battuta, da un punto di vista linguistico, fa sorridere perché infrange il “principio di non-contraddizione”, di cui parlava già il buon vecchio Aristotele nella Metafisica: «È impossibile che la stessa cosa insieme inerisca e non inerisca alla medesima cosa e secondo il medesimo rispetto» o, ancora più nettamente: «Nessuno può ritenere che la medesima cosa sia e non sia».
Potremmo tradurlo anche così: se mi invitano a tenere una conferenza sui benefici del vegetarianesimo e, dopo la conferenza, me ne esco con un bel: «Allora? Andiamo a farci una sana grigliata di maiale?» è quasi certo che genererò molta perplessità.
A volte, può sembrare che le scienze della comunicazione esprimano l’ovvio. Ma se lo fanno è perché troppo spesso la nostra comunicazione viene rovinata dal non tenere conto di tale ovvio. Una comunicazione che si autocontraddice, ad esempio, non può essere né efficace né autorevole.
Così non sarebbe stata né efficace né autorevole la comunicazione del nostro Parlamento se avesse deciso per (chiamiamola così) l’”autoverifica” dei bilanci. Avrebbe preteso, in altre parole, di incentivare la trasparenza (cioè l’andare verso l’esterno) attraverso una commissione tutta interna.
Ad Aristotele non sarebbe piaciuto!
Ma per questa volta sembra che il principio di non contraddizione sia stato rispettato.
Un altro passettino verso un paese normale?
Questa battuta, da un punto di vista linguistico, fa sorridere perché infrange il “principio di non-contraddizione”, di cui parlava già il buon vecchio Aristotele nella Metafisica: «È impossibile che la stessa cosa insieme inerisca e non inerisca alla medesima cosa e secondo il medesimo rispetto» o, ancora più nettamente: «Nessuno può ritenere che la medesima cosa sia e non sia».
Potremmo tradurlo anche così: se mi invitano a tenere una conferenza sui benefici del vegetarianesimo e, dopo la conferenza, me ne esco con un bel: «Allora? Andiamo a farci una sana grigliata di maiale?» è quasi certo che genererò molta perplessità.
A volte, può sembrare che le scienze della comunicazione esprimano l’ovvio. Ma se lo fanno è perché troppo spesso la nostra comunicazione viene rovinata dal non tenere conto di tale ovvio. Una comunicazione che si autocontraddice, ad esempio, non può essere né efficace né autorevole.
Così non sarebbe stata né efficace né autorevole la comunicazione del nostro Parlamento se avesse deciso per (chiamiamola così) l’”autoverifica” dei bilanci. Avrebbe preteso, in altre parole, di incentivare la trasparenza (cioè l’andare verso l’esterno) attraverso una commissione tutta interna.
Ad Aristotele non sarebbe piaciuto!
Ma per questa volta sembra che il principio di non contraddizione sia stato rispettato.
Un altro passettino verso un paese normale?

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Giorgio