di Giorgio Maghini
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lunedì 10 settembre 2012

Minimo semiotico / 8 – A proposito di Mongolfiere…

Immaginiamo una città nel cui cielo, al mattino e verso il tramonto, abbia luogo una silenziosa invasione di mongolfiere di ogni colore e forma.
Le persone di quella città – senza eccezioni – si divideranno in due gruppi. Ci saranno quelli che alzeranno lo sguardo al cielo per godere, finché possibile, dello spettacolo e quelli che non distoglieranno nemmeno per un secondo l’attenzione da ciò che stanno facendo in quel momento.

Naturalmente, per molti l’appartenenza alla seconda categoria è una necessità: è evidentemente un bene che autisti di corriera, chirurghi, sminatori, trapezisti e barellieri non si distraggano mai.
Ma – è la domanda che mi veniva domenica mattina mentre, dalla mia finestra, osservavo le persone per strada dividersi nei due gruppi suddetti mentre le mongolfiere del “Balloons festival” si spargevano per il cielo di Ferrara – cosa intendono comunicare le persone scegliendo l’uno o l’altro comportamento?
Escludendo quelli che non alzano lo sguardo a causa di dolori cervicali (diffusissimi a Ferrara) e quelli che, invece, guardano le mongolfiere perché è sempre meglio che discutere con quell’ottuso del vicino, credo sia evidente che i messaggi da cogliere sono due:
«Non smettete di stupirvi, non smettete di guardare “oltre”» dicono quelli-dello-sguardo-all’insù.
«Sarebbe bello guardare il cielo; ma è la terra – con tutta la sua pesante eredità – che ci dà il pane» dicono quelli-della-testa-bassa.
Chi ha ragione? Entrambi, se è vero, come scrive san Paolo, che «Il primo uomo, tratto dalla terra, è fatto di terra; il secondo uomo viene dal cielo» (1 Cor 15, 47).

Il fatto è che quel primo e quel secondo uomo sono lo stesso uomo. Siamo tutti noi, che dobbiamo decidere se guardare le Mongolfiere o tornare alle nostre pressanti occupazioni.

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Giorgio