di Giorgio Maghini
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martedì 4 settembre 2012

Minimo semiotico / 5 - Test di ammissione e comunicazione ambigua


Ora, non è che uno voglia giocare a fare l’innocente/l’indignato, ma è che quando osservi i fenomeni comunicativi e vedi certe macroscopiche falsificazioni un po’ di rabbia ti viene.

È tempo di test di ammissione all’Università.
Qual è il messaggio che l’Università vuole (vorrebbe) dare ai giovani che hanno appena terminato la maturità? Si potrebbe, più o meno, riassumere così:

“Il numero di coloro che svolgeranno una determinata professione non può essere lasciato al caso, quindi mi affido a un test che seleziona solo i migliori aspiranti così da garantirmi, tra qualche anno, i laureati più capaci”.

Qual è il messaggio che realmente viene dato, invece?

“Dato che il numero degli studenti va limitato, mi affido a un test che – anche in una totale (e ideale) assenza di casi di corruzione, nepotismo e favoritismi -  selezionerà chi è più bravo a rispondere a domande del tipo «Se Antonio non mangia carne, Bruno è affetto da celiachia e Carlo non mangia verdura, di chi è il panino al salame che c’è nello zaino?»”.

L’unico modo di selezionare gli studenti migliori, e non servono approfonditi studi psicosociologici per comprenderlo, è aprire le iscrizioni a CHIUNQUE sia interessato e frequentare una determinata facoltà, per poi, lungo il percorso, permettere di terminare il corso di studi solo a chi rispetta determinati e severi parametri come, ad esempio, superamento del 95% degli esami previsti ogni anno con una media di almeno 28/30. Chi non rispetta questi parametri (fatti salvi documentati problemi familiari o di salute) deve lasciare la facoltà. Non è difficile.
Un tale filtro non solo garantirebbe di avere – al termine del corso di studi – gli studenti più brillanti e motivati, ma fungerebbe anche da deterrente all’iscrizione per chi ha scarsa motivazione e dedizione.

Ma tutto questo è troppo semplice. Perciò si preferisce mantenere l’attuale sistema, perpetuarne l’inefficacia e le possibilità di malaffare, presentando, alle selezioni per Medicina, una domanda come la seguente:

“Il numero di atomi di H presenti in un alchene contenente n atomi di C è: n+2 / 2n+2 / 2n-2 / 2n / n-2 (selezionare la risposta corretta)”

Domanda che ha senz’altro l’effetto di selezionare chi conosce meglio la chimica al momento dell’esame ma che non ha alcun valore in relazione a quello che dovrebbe essere il reale obiettivo dei test: laureare i migliori medici di lì a sei anni.

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Giorgio