di Giorgio Maghini
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martedì 25 settembre 2012

Minimo semiotico 14 / “Minecraft Project” e i colleghi dell’ufficio


Esiste, mi spiega l’umbratile preadolescente che gira per casa mia, una cosa che si chiama “Minecraft Project”. Ed è una cosa bellissima.

“Minecraft” è un programma che permette di “giocare alle costruzioni” (come facevamo noi - che preadolescenti non siamo più da un pezzo - con i Lego o i Plastic City) sul monitor del pc.

Ha una quantità inelencabile di funzioni, ma quella più importante, secondo me, è la possibilità di partecipare a un “Minecraft Project”. Che funziona - a grandi linee - come segue.

Un giocatore (poniamo a San Benedetto del Tronto) crea un tema attorno al quale il progetto ruoterà. Supponiamo che il tema sia la colonizzazione di Marte: in questo caso il giocatore creerà un terreno rossiccio e sabbioso sotto un cielo nero.
A quel punto, un secondo giocatore (diciamo di Cleveland) entra nel progetto e inventa una astronave che inizia a muoversi nel mondo appena creato.
Un terzo giocatore (di Aix-en-Provence) si unisce e contribuisce creando un robot per i lavori pesanti.
Un quarto giocatore (di Busto Arsizio) prende l’astronave del giocatore di Cleveland e la trasforma in un’ambulanza. Può farlo, a patto che dichiari che si tratta di una modifica e che citi il progettista iniziale.
Il meccanismo può durare all’infinito. Unico scopo del gioco è creare mondi fantastici in cui affrontare prove di esplorazione, abilità e sopravvivenza.
La chiave di tutto, com’è evidente, è che i partecipanti comunichino tra loro frequentemente e in modo costruttivo, cioè concentrandosi sull’obiettivo che li accomuna.

Comunicazione / Raggiungimento di un obiettivo condiviso / Cooperazione / Godimento comune dei frutti del lavoro di tutti: l’esatto contrario di ciò che siamo abituati a fronteggiare ogni giorno.
Voglio proporre ai colleghi dell’ufficio di cominciare un “Minecraft Project”.

p.s.: “Minecraft Project” è piaciuto persino all’O.N.U. che lo ha usato per un progetto innovativo. Ve lo racconto la prossima volta.

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Giorgio