Il corpo non mente. Con le parole, magari, puoi mascherare i
tuoi pensieri. Puoi abbellirli, decorarli, addolcirli, civilizzarli. Uno
sguardo, invece, un gesto della mano, un mostrarsi dei denti dicono solo quello
che devono dire. Niente di più, niente di meno.
Questa settimana finisce lasciandoci tre icone. Tutte, a
loro modo, tragiche e splendide. Sono tre corpi.
Il primo è quello dell’attrice Sylvia Kristel, gli altri due
di quelli che i media hanno chiamato, per pudore, “un 55enne rumeno” e “un 66enne
greco”.
Col suo corpo, Sylvia Kristel ha raccontato una confusa voglia
di libertà. Non l’ha trovata. È morta schiava di un unico personaggio. Ma la voglia
di libertà che raccontava rimane.
Il “55enne rumeno” si è dato fuoco, davanti al Quirinale, a
Roma, solo per dire la sua incapacità di intravedere un futuro.
Il “66enne greco” è morto d’infarto durante gli ultimi scontri
di piazza ad Atene. Forse passava solo di lì, desideroso di capire – come tutti
noi – cosa stia succedendo in questa vecchia Europa.
Corpi che raccontano i nostri desideri più profondi.
Corpi che non mentono.
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Giorgio