di Giorgio Maghini
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martedì 2 ottobre 2012

Minimo semiotico 16 / cinquanta sfumature di Peppa Pig

Al mio tsunami domestico, la quasi-cinquenne che tutte le sere occupa due posti e mezzo sui tre disponibili nel divano, piace moltissimo Peppa Pig.

Per i pochi che non lo sapessero, Peppa Pig è un cartone animato che racconta le avventure di una famiglia di maiali: Peppa, appunto, il suo fratellino George, mamma Pig e papà Pig.
I quattro non fanno grandi cose: giocano, guardano la tv, mangiano, vanno a trovare gli amici.
Il tutto, condito da profondi grugniti che ricordano le ore più tarde della Oktoberfest.

 
Il mondo di Peppa è caratterizzato principalmente da due cose: tutti gli oggetti sono curvi (vasi panciuti, auto tondeggianti, pancioni molto vasti) e tutte le piccole disavventure (giocattoli smarriti, piogge improvvise, radio che non funzionano) finiscono in sonore risate.
Tutti ridono felici nel tondo mondo di Peppa Pig. A volte le risate sono così potenti che i personaggi finiscono stesi sulla schiena, travolti dal loro stesso scompisciarsi.

Linee curve e ventate di energia: un mondo materno e gioioso, dove ogni tragedia si dissolve nella gioia: Peppa Pig dà forma alla nostra voglia di Paradiso!

E l'altra cosa che Peppa ci insegna è che il Paradiso non richiede grandi parole o lunghi discorsi: può bastare anche un grugnito.
Oh quanto è corto il dire e come fioco
al mio concetto! e questo, a quel ch'i' vidi,
è tanto, che non basta a dicer `poco'.

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Giorgio