Entro nella mia stanza.
Cerco un libro, ma c’è buio. Allora tiro fuori dalla tasca l’accendino e appicco il fuoco al letto. Le lenzuola di cotone bruciano che è una meraviglia. Solo pochi secondi, e le fiamme ormai alte mi permettono di trovare facilmente il libro che cercavo. Esco soddisfatto.
Tutti abbiamo visto e rivisto il video dell’allontanamento dalla famiglia di un bambino padovano di 10 anni, e tutti siamo consapevoli che si tratta di una tragedia i cui segni rimarranno in quel bimbo per chissà quanto tempo.
Dobbiamo ringraziare le tecnologie (la Rete in primis) che ci permettono di documentare certi avvenimenti che, altrimenti, sarebbero stati facilmente “dimenticati”.
Ma dobbiamo anche stare attenti. Perché il devastante impatto emotivo di quel video ha fatto letteralmente scomparire il fatto che dietro ogni allontanamento c’è un decreto del Tribunale dei Minori, una serie di tentativi di riconciliazione, interventi di psicologi e assistenti sociali, una lunga serie di valutazioni e controvalutazioni al termine delle quali si decide – come male minore – di allontanare il bambino.
Essere pienamente informati su quello che è successo in quei pochi – terribili – minuti ha come costo mettere in ombra tutto quello che c’è stato prima.
Il massimo dell’informazione coincide con la rinuncia a essere informati.
Come farò ad andare a letto, questa sera?

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Giorgio