di Giorgio Maghini
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sabato 8 dicembre 2012

Minimo semiotico 30 / il caratteraccio di Sansone

La Bibbia – che è la Bibbia! – contiene pochissimi concetti astratti.

Non parla di “amore”, ma racconta gesti d’amore, non parla di “paternità” e “maternità”, ma mostra uomini e donne che si comportano da padri e madri, non parla di “senso dello Stato” ma ci presenta re saggi e coraggiosi, e così via…
È un linguaggio intriso di vita, di terra, di sesso, di scelte pagate in prima persona. Un linguaggio che si fa vita, perché la vita si fa linguaggio.

Ora, a poche ore dall’annuncio della nuova tribolazione che ci toccherà nei prossimi mesi a livello politico-istituzionale, propongo un piccolo esercizio di pragmatica della comunicazione: ogni volta che un politico userà troppi termini astratti nei suoi discorsi, mandatelo a quel paese nel vostro cuore.
Sentiremo parlare di scelte fatte per “pressanti richieste della base”, per “senso di responsabilità”, per “amore per il paese”, per “disagio verso la controparte politica”… tutti termini irreali e incorporei che nascondono la realtà invece di interpretarla.

Nella Bibbia, uno che avesse parlato di “senso di responsabilità”, veniva Sansone in persona a pigliarlo a calci in culo.
La mancanza di rispetto verso il linguaggio non è altro che il primo livello della mancanza di rispetto verso le persone. Ed è una forma di violenza.

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Giorgio