Mentre si guida siamo – letteralmente – circondati da segni:
i vestiti delle persone, i modi di guidare e di interpretare la segnaletica (in
Italia siamo tutti molto semiologici e i segnali non li rispettiamo, li
interpretiamo), i cenni e i sorrisi che indirizziamo ai pedoni, i gest(acc)i
che ci si scambia tra guidatori, i modelli di auto che incrociano la nostra
strada…
È inevitabile chiedersi: cosa vogliono dire tutti questi
segni? A quale comunicazione sono funzionali? Che messaggio intendono
veicolare?
Donna affascinante, palestrata e sotto dieta perpetua, con
capelli tirati da far male, abiti aderenti e camicia millimetricamente
sbottonata, occhiali da sole e guida aggressiva. Messaggio: se ti fermi al fatto che sono bella, sei già
sotto le ruote.
Ometto piucchessessantenne di bassa statura con Humvee nero (occupa tutta via Goretti, per fortuna è a senso unico) che nemmeno in Desert Storm o in “The expendables 3”. Messaggio: ho pensato solo a lavorare per tutta la vita, bruciandomi qualsiasi possibilità di relazione umana, ma adesso voglio vedere se riuscite a non accorgervi di me.
Anziano sul marciapiede. Indossa una tuta da pochi euro.
Cammina appoggiandosi a un tripode. Il braccio gli pende inerte lungo il fianco
e il piede destro compie il passo solo con un faticoso innalzamento del bacino.
Guarda avanti come un alpinista guarda la vetta dell’Himalaya. Messaggio: questo bastardo di ictus mi ha ridotto a uno
straccio, ma io non mi fermo in poltrona…
Tutti i segni, senza eccezione, rimandano in ultima analisi
alla nostra immensa fragilità.

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Giorgio