di Giorgio Maghini
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lunedì 19 novembre 2012

Minimo semiotico / 25 – Pioggia e punti di vista

Il “Punto di vista”, in narratologia, è la prospettiva di chi sta raccontando. È una chiave di lettura piuttosto potente, e può addirittura rovesciare il racconto.


“Balzo, nella notte, di grattacielo in grattacielo per proteggere la mia città” dice l’Uomo Ragno.
“Non sei mai a casa prima delle 6 e poi le tute le devo lavare io” dice Mary Jane Watson.
Stessa avventura, due punti di vista diversi.

Ripensavo a queste cose perché il bipede polimorfo che incontro ogni sera a cena è tutto preso nel suo nuovo videogame guerresco. È il più recente della serie “Call of Duty”, mi ha detto.  Di più non saprei.

Ho notato, però, un particolare interessante: quando le scene di combattimento si svolgono sotto la pioggia, sembra quasi che il monitor si bagni dall'interno, con lo stesso effetto che si ha quando guardiamo dalla finestra.

L’apparenza è quella di una telecamera che riprende il gioco. Il che significa che il giocatore si vede agire (è un gioco "in soggettiva") attraverso l'obiettivo di una videocamera.

Nel gioco di fantasia, il bambino agisce sulla realtà, imitandola e reinventandola.
Nei videogiochi, il bambino è parte di un mondo fantastico sul quale può intervenire mediante un computer.
Nel videogioco che mi ha fatto vedere mio figlio, il bambino osserva le proprie azioni mediate due volte, dal computer prima e da un obiettivo poi.

Che conseguenze può avere questo progressivo allontanamento del “Punto di vista” dalla realtà?

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Giorgio