Mai capitato di avere una voglia insopprimibile di ascoltare musica?
E non musica in generale; no: proprio “quella” canzone o “quel” brano.
Voglia di Beatles: “Hey Jude”.
Voglia di Jimi Hendrix, “Hey Joe”
Di RHCP, “Hey oh”
Di Lumineers, “Ho hey”
(non so cosa mi evochi, oggi, la parola “Hey”, ma non è di questo che volevo ...parlare)
Quando abbiamo voglia di ascoltare “quel” brano, “proprio quel” brano, ciò che vogliamo davvero è “abitare un mondo”: gli anni ’70, ad esempio, o la Californicazione, o il mondo delle nostre radici…
Pensavo queste cose, nell’ultimo periodo, perché su YouTube la stragrande maggioranza dei video è ormai preceduta da uno spot pubblicitario, e succede allora che se, per fare un esempio, voglio ascoltare lo splendido “Spiritual” di John Coltrane devo, prima, passare attraverso la pubblicità di un profumo, accompagnata da musica Trip Hop.
Vale a dire che se voglio rivivere l’America sudata ma fremente di cambiamento degli anni ’50 e ’60 devo prima attraversare le atmosfere cupe e snervate del Bristol sound. Può anche essere affascinante, ma pensiamo se succedesse al ristorante: "Buon giorno, vorrei due spaghetti al sugo" "Come no?, ma prima un bel sandwich alla trippa ".
È l’estremizzazione della contaminazione, del cross-over, del meticciato.
In termini comunicativi, la contaminazione è un arricchimento: è novità di modi espressivi, codici, punti di vista.
Preoccupa un po’, invece, la casualità: il Trip Hop può venire sostituito senza preavviso da Castellina Pasi e, il giorno dopo, da Fausto Leali.
Può esistere una comunicazione senza logica interna?
Ecco un bel quesito per la semiologia.
E non musica in generale; no: proprio “quella” canzone o “quel” brano.
Voglia di Beatles: “Hey Jude”.
Voglia di Jimi Hendrix, “Hey Joe”
Di RHCP, “Hey oh”
Di Lumineers, “Ho hey”
(non so cosa mi evochi, oggi, la parola “Hey”, ma non è di questo che volevo ...parlare)
Quando abbiamo voglia di ascoltare “quel” brano, “proprio quel” brano, ciò che vogliamo davvero è “abitare un mondo”: gli anni ’70, ad esempio, o la Californicazione, o il mondo delle nostre radici…
Pensavo queste cose, nell’ultimo periodo, perché su YouTube la stragrande maggioranza dei video è ormai preceduta da uno spot pubblicitario, e succede allora che se, per fare un esempio, voglio ascoltare lo splendido “Spiritual” di John Coltrane devo, prima, passare attraverso la pubblicità di un profumo, accompagnata da musica Trip Hop.
Vale a dire che se voglio rivivere l’America sudata ma fremente di cambiamento degli anni ’50 e ’60 devo prima attraversare le atmosfere cupe e snervate del Bristol sound. Può anche essere affascinante, ma pensiamo se succedesse al ristorante: "Buon giorno, vorrei due spaghetti al sugo" "Come no?, ma prima un bel sandwich alla trippa ".
È l’estremizzazione della contaminazione, del cross-over, del meticciato.
In termini comunicativi, la contaminazione è un arricchimento: è novità di modi espressivi, codici, punti di vista.
Preoccupa un po’, invece, la casualità: il Trip Hop può venire sostituito senza preavviso da Castellina Pasi e, il giorno dopo, da Fausto Leali.
Può esistere una comunicazione senza logica interna?
Ecco un bel quesito per la semiologia.
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Giorgio