(pubblicato su Facebook il 4.03.13, settantesimo anniversario della nascita di Lucio Dalla)
Uno dice: ci sono problemi più urgenti e importanti. È vero.
Uno dice, ancora: lottare contro i luoghi comuni è inutile. È vero anche questo. Eppure.
Eppure uno ci prova, a dare il giusto peso alle parole.
Il fatto è che esiste un luogo comune – sbagliatissimo eppure tra i più radicati e duri e... a morire – che dice che, quando un cantautore appartiene alla schiera dei grandi, bisognerebbe considerarlo un poeta.
Lo si è detto di tutti i grandissimi: De Andrè, Guccini, De Gregori, Conte, Battiato, Capossela… come Leopardi, Gozzano, Campana, Saba, Montale, Zanzotto, Merini…”
Anche se l’intenzione è buona (si vorrebbe, in fondo, riconoscere ai grandi cantautori la dignità che meritano) si tratta di un grosso sbaglio.
Tanto il poeta quanto il cantautore sono artigiani che hanno come materiale le parole e come arnesi da lavoro il verso, la metrica, la metafora, l’immagine, la rima, l’assonanza, la pausa… ma mentre il poeta passa la vita in compagnia delle parole nude e ne esplora le potenzialità espressive (il suono, la struttura, l’evocatività, l’ordine, l’architettura…) il cantautore prende quelle stesse parole e le fa dialogare con gli strumenti, con l’orchestrazione, la melodia, il ritmo, i timbri degli strumenti, la voce sua e dei coristi, gli arrangiamenti.
Su una “Antologia” della scuola media ho trovato, una volta, il testo di “Il vecchio e il bambino”. Bellissimo, ovvio. Ma dov’era la voce di Francesco? E la batteria? E l’assolo di chitarra e la voce di Augusto Daolio nella versione dal vivo con i Nomadi? Una canzone esprime tutta la sua sciamanica potenza quando è cantata (possibilmente in un palazzetto, possibilmente in coro da 5.000 persone). Fissata sulle pagine di un libro ha la stessa vitalità di una farfalla trafitta da uno spillone.
La canzone è un’alchimia di parole e musica che – per qualche misterioso motivo - ci fa penetrare nel mistero della nostra umanità e ce lo rivela. Il dono e il compito del cantautore consiste nel creare tale misteriosa alchimia. Trasformare il cantautore in poeta, significa – con tutte le buone intenzioni – non riconoscere questo dono, ed è un peccato.
Tutto questo lungo discorso per arrivare a dire una cosa molto semplice.
Lunedì prossimo, 4 marzo 2013, Lucio Dalla – grandissimo cantautore – avrebbe compiuto 70 anni.
Non c’è più e ci manca, ma le sue canzoni continuano a illuminare la nostra umanità.
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Giorgio